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Mar 10, 2016 | 0 commenti

Credit Suisse: quando il conto estero (non) è legale

Lo scandalo Credit Suisse, iniziato con le perquisizioni ordinate dai Magistrati Milanesi nel dicembre del 2014, ha messo in luce un sistema di occultamento di fondi non dichiarati al fisco italiano attraverso la stipula di polizze assicurative volte, a quanto sosterrebbe l’accusa, ad occultare un patrimonio complessivo di 14 miliardi di Euro al fisco italiano. Ricchi contribuenti Italiani, sostiene la Procura, sarebbero stati consigliati da Credit Suisse, che ha filiale anche a Milano, in merito al trasferimento di fondi in paesi off-shore utilizzando la sottoscrizione di polizze assicurative create per lo specifico scopo e non dichiarate al fisco Italiano. Credit Suisse ha risposto, in una nota, che ha perfettamente agito secondo le leggi Italiane avendo richiesto ai contribuenti Italiani, anche in virtù della Voluntary Disclosure, di fornire documentazione a supporto in merito alla dichiarazione al fisco delle somme detenute all’estero, e di aver quindi già terminato le apposite due diligence anche sulle circa 13,000 posizioni bancarie sotto investigazione della Procura milanese: sotto inchiesta sembra infatti essere non direttamente la banca, quanto funzionari, consulenti e clienti che avrebbero messo in atto operazioni frauduolente volte ad occultare somme di danaro non dichiarandole al fisco.

Come ribadito più volte la detenzione di fondi all’estero, in paesi on-shore oppure off-shore deve essere dichiarata nel quadro RW della dichiarazione dei redditi italiana e sottoposti al versamento dell’IVAFE: la dichiarazione spetta in capo al titolare effettivo se tali somme sono detenute da società fiduciarie non residenti o comunque da interposte persone, come precisato dalla circolare 38/e del 23/12/2013 del direttore dell’Agenzia delle Entrate (http://www.sndmae.it/files/Circ%20%2038%20E%20del%202013.pdf). Posto quindi che i fondi detenuti siano di provenienza legittima e non frutto di reati, anche fiscali, e comunque abbiano scontato le relative imposte allo Stati Italiano, l’apertura di conto estero è perfettamente legale sia per la persona fisica che per la persona giuridica, stante anche la maggiore affidabilità delle banche estere e dei sistemi Paese rispetto alla fragile situazione bancaria italiana (https://fiscoerecupero.com/2015/12/13/carife-banca-marche-etruria-chieti-una-fine-prevedibile/). La scelta della giurisdizione dipende da molti fattori come anche la disponibilità della banca stessa ad operare con soggetti non residenti nel proprio territorio, per cui è sempre necessario, non solo ai fini della due diligence, rivolgersi ad un professionista del settore che possa fornire una valida introduction bancaria per avere una green light seppure preliminare dalla banca stessa ed evitare inutili perdite di tempo.
Per qualsiasi necessità vi invito a contattarmi via mail a mattia.galavotti@gmail.com oppure di richiedere una consulenza di 15 minuti gratuita su skype.

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