+39 329 5724694

Costituzione Società a Malta

Malta rappresenta una delle giursidizioni più interessanti in termini di costituzione di Società Estere, offrendo una legislazione di stampo Common Law per molti versi simile al Regno Unito: il Companies Act maltese in vigore eredita molte delle caratteristiche della Limited Inglese, con l’aggiunta però di regole che troviamo nelle giurisdizioni di Civil Law LEGGI TUTTO

Recupero Crediti Inghilterra – Modalità Operative

Nell’ambito della mia attività un numero sempre maggiore di clienti mi chiede come funziona il recupero crediti Inghilterra, o comunque il recupero crediti nel Regno Unito. Tratteremo soprattutto i crediti fino a 100,000 Sterline, ovvero gli small claims. Prima di affrontare e chiarire il funzionamento del recupero crediti in UK è doverosa una premessa sul funzionamento del sistema creditizio Inglese, profondamente diverso, ad esempio, da quello italiano.

Il Sistema di Rating Inglese

Sia per quanto concerne le persone fisiche che le società residenti in UK esiste un rating creditizio che certifica la solvibilità o meno del soggetto.  Ciò con particolare riferimento anche ad eventuali obbligazioni non rispettate. La banca dati include le sofferenze bancarie e il mancato pagamento delle rate di un prestito. Questo al pari della centrale rischi che esiste anche in Italia. In aggiunta però è alimentata anche da informazioni aggiuntive come

  1. Ritardo o mancato pagamento dei canoni di locazione;
  2. Ritardo o mancato pagamento delle utenze
  3. Ingiunzioni di pagamento notificate da un Tribunale Inglese.

Questo è di vitale importanza! Se il debitore, a fronte di una ingiunzione del Tribunale Inglese ed il tentativo di conciliare, non paga sarà inserito fra i “cattivi pagatori”. Questo significa che potrà vedersi negata l’apertura di un conto corrente o la stipula di un semplice contratto di affitto o addirittura un modico fido bancario o piccolo finanziamento.

Recupero Crediti Inghilterra  – Il sistema On-line

L’attivazione di un Recupero Crediti Inghilterra è completamente on-line. La richiesta di ingiunzione da parte del Tribunale Inglese è stata infatti completamente digitalizzata per gli small claims (fino a 100.000 Sterline). Questo permette di ridurre tempi e costi per la persona fisica o la società che intende recuperare un credito. Il funzionamento si basa sulla compilazione di un form online, previa registrazione da parte di un intermediario autorizzato che abbia sede in UK. Nel Form bisogna indicare

  1. gli estremi del credito e di eventuali solleciti già inviati al debitore:
  2. una breve cronistoria di come è nato il credito l
  3. Ovviamente dati del debitore e del creditore

Le dichiarazioni dovranno essere conformi alla documentazione di cui si è in possesso, senza però necessita di produzione della stessa. Le dichiarazioni mendaci sono infatti punite molto severamente nel Regno Unito

Recupero Crediti Inghliterra – I Costi richiesti dallo Stato Inglese

I compensi richiesti dall’Amministrazione Inglese sono sulla base del credito vantato, e possono essere richiesti al debitore, così come gli interessi in taluni casi. Le coomissioni sono

  1. da 25,00 a 410,00 sterline per richieste fino a 10,000 Sterline
  2. una percentuale del 4,5% per richieste oltre le 10,000 sterline.

Una volta effettuata la richiesta il Tribunale invierà una claim notice al debitore informandolo che deve pagare la somma richiesta entro un periodo di 14 giorni dalla notifica. Il debitore ha la possibilità di pagare, di mediare oppure di opporsi. Il mancato pagamento potrà far scattare la segnalazione alla centrale rischi Inglese del debitore, abbassando il suo rating  ed inficiando quindi la sua credibilità nei confronti dei partner commerciali inglesi.

Successivamente è possibile, sempre on-line, richiedere il Judgement, ovvero un’ulteriore notifica da parte del Tribunale. Ciò permetterà di iniziare la procedura esecutiva e richiedere anche il sequestro dei beni intestati al debitore.  Tali azioni avranno costi aggiuntivi da quantificare in base alla fattispecie specifica. Una verifica preliminare dei patrimoni del debitore è altamente consigliata.

Se avete un credito da recuperare in UK scrivetemi per un parere. Posso fornirVi i recapiti di Studi Legali Internazionali con cui collaboro esperti di recupero crediti internazionale. Per maggiori informazioni mattia.galavotti@gmail.com oppure +39 329 5724694 o skype mattiagalavotti

Credit Suisse: quando il conto estero (non) è legale

Lo scandalo Credit Suisse, iniziato con le perquisizioni ordinate dai Magistrati Milanesi nel dicembre del 2014, ha messo in luce un sistema di occultamento di fondi non dichiarati al fisco italiano attraverso la stipula di polizze assicurative volte, a quanto sosterrebbe l’accusa, ad occultare un patrimonio complessivo di 14 miliardi di Euro al fisco italiano. Ricchi contribuenti Italiani, sostiene la Procura, sarebbero stati consigliati da Credit Suisse, che ha filiale anche a Milano, in merito al trasferimento di fondi in paesi off-shore utilizzando la sottoscrizione di polizze assicurative create per lo specifico scopo e non dichiarate al fisco Italiano. Credit Suisse ha risposto, in una nota, che ha perfettamente agito secondo le leggi Italiane avendo richiesto ai contribuenti Italiani, anche in virtù della Voluntary Disclosure, di fornire documentazione a supporto in merito alla dichiarazione al fisco delle somme detenute all’estero, e di aver quindi già terminato le apposite due diligence anche sulle circa 13,000 posizioni bancarie sotto investigazione della Procura milanese: sotto inchiesta sembra infatti essere non direttamente la banca, quanto funzionari, consulenti e clienti che avrebbero messo in atto operazioni frauduolente volte ad occultare somme di danaro non dichiarandole al fisco.

Come ribadito più volte la detenzione di fondi all’estero, in paesi on-shore oppure off-shore deve essere dichiarata nel quadro RW della dichiarazione dei redditi italiana e sottoposti al versamento dell’IVAFE: la dichiarazione spetta in capo al titolare effettivo se tali somme sono detenute da società fiduciarie non residenti o comunque da interposte persone, come precisato dalla circolare 38/e del 23/12/2013 del direttore dell’Agenzia delle Entrate (http://www.sndmae.it/files/Circ%20%2038%20E%20del%202013.pdf). Posto quindi che i fondi detenuti siano di provenienza legittima e non frutto di reati, anche fiscali, e comunque abbiano scontato le relative imposte allo Stati Italiano, l’apertura di conto estero è perfettamente legale sia per la persona fisica che per la persona giuridica, stante anche la maggiore affidabilità delle banche estere e dei sistemi Paese rispetto alla fragile situazione bancaria italiana (https://fiscoerecupero.com/2015/12/13/carife-banca-marche-etruria-chieti-una-fine-prevedibile/). La scelta della giurisdizione dipende da molti fattori come anche la disponibilità della banca stessa ad operare con soggetti non residenti nel proprio territorio, per cui è sempre necessario, non solo ai fini della due diligence, rivolgersi ad un professionista del settore che possa fornire una valida introduction bancaria per avere una green light seppure preliminare dalla banca stessa ed evitare inutili perdite di tempo.
Per qualsiasi necessità vi invito a contattarmi via mail a mattia.galavotti@gmail.com oppure di richiedere una consulenza di 15 minuti gratuita su skype.