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Soglia di pagamento a 3000 Euro e Pignoramento

Con la Legge di Stabilità 2016, in Italia, dal primo gennaio, la soglia per il pagamento in contanti sale da mille a tremila euro.

Al di sopra del limite dei tremila euro, resta obbligatorio ricorrere a pagamenti tracciabili come i pagamenti elettronici (carte di credito, carte di debito, carte prepagate, bonifici) o come gli assegni non trasferibili.

La nuova Legge di Stabilità 2016, dal primo gennaio, pertanto consentirà ai datori di lavoro del settore privato di pagare ai dipendenti lo stipendio, inferiore a tremila euro, in contanti, senza bonifico in conto corrente.

A partire dal primo gennaio 2016, assumerà ancora più importanza, nel recupero crediti,  rintracciare il posto di lavoro del debitore. Identificando unicamente il datore di lavoro di una persona fisica debitrice, si potrà procedere con il pignoramento del quinto dello stipendio percepito, indipendentemente dal fatto che gli venga pagato in contanti o con bonifico bancario.

EUROPOL SRL, attraverso la propria piattaforma informativa e grazie alla consolidata esperienza come agenzia investigativa, redige e distribuisce direttamente a chiunque vanti un credito o al suo Avvocato, il servizio di rintraccio posto di lavoro, in meno di quindici giorni lavorativi, dalla data della richiesta.

Il rintraccio posto di lavoro di Europol SRL prevede anche la ricerca di qualsivoglia tipo di pensione eventualmente percepita dalla persona fisica debitrice e fornisce al creditore altresì una stima del reddito annuo lordo (R.A.L.) percepito dal debitore.

Sin dalla fase stragiudiziale del recupero credito, è possibile richiedere un rintraccio debitore (REPORT TRACE) in modo da individuale il Tribunale competente, ed è poi possibile richiedere il rintraccio posto di lavoro con rintraccio pensione ( REPORT WORK ), e la ricerca completa di tutti i conti correnti intestati e/o cointestati alla persona fisica debitrice ( REPORT KONTO ).

EUROPOL  inoltre, ha recentemente unito in un unico dossier il rintraccio debitore, rintraccio posto di lavoro – pensione, ed il rintraccio conto corrente, nel nuovo report RECOVERY EASY.

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La Residenza Fiscale delle Persone Fisiche – Approfondimento

La Residenza Fiscale delle Persone Fisiche – Approfondimento

La Residenza Fiscale delle persone fisiche è disciplinata dall’Art. 2, comma 2 del Tuir:

“ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che, per la maggior parte del periodo d’imposta:

  • sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente
  • o hanno nel territorio dello Stato il domicilio ai sensi del codice civile
  • o la residenza ai sensi del codice civile

E’ sufficiente che sussita uno solo dei requisiti previsti dalla norma affinchè un soggetto sia considerato fiscalmente residente.

Periodo d’Imposta

Per periodo d’imposta, in questo caso, si intende l’anno solare che va dal 1° Gennaio al 31 Dicembre. Per essere considerati residenti è necessario aver fissato la dimora abituale, il domicilio o la residenza anagrafica in Italia per più di 183 gg. nell’anno solare.

L’iscrizione all’AIRE

La popolazione Italiana non residente è iscritta all’AIRE (“Anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero”): la semplice iscrizione all’AIRE non è però sufficiente a provare che la residenza sia effettivamente all’estero, e costituisce uno degli elementi che viene più facilmente contestato dal Fisco in sede di accertamento.

In merito la Cassazione si espressa più volte, specificando che la semplice iscrizione all’AIRE non fa perder lo status di “residente” dal punto di vista fiscale “qualora il soggetto mantenga nel territorio nazionale propri interessi (famiglia, proprietà)”  Cass. 8 Novembre 1989, Cass. 14434 del 15 Giugno 2010.

Il domicilio o la residenza nello Stato possono inoltre essere desunti con ogni mezzo di prova anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici. Cass. 5 Febbraio 1985 n. 791.

La circolare del 2 dicembre 1997 n. 304/E indirizza l’attività di intelligence dell’Amministrazione finanziaria ai fini di controllare le cosiddette “finte residenze estere”. In particolare gli uffici possono:

  • reperire notizie certe sulla posizione storico-anagrafica risultante presso il Comune dell’ultimo domicilio fiscale in Italia; si ricorda che presso ciascun Comune e presso il Ministero dell’Interno sono tenuti schedari che raccolgono le schede individuali e le schede di famiglie cancellate dall’Anagrafe delle popolazioni residenti in dipendenza del trasferimento permanente all’estero delle persone cui si riferiscono;
  • acquisire tutte le informazioni presenti nel sistema informativo dell’Anagrafe tributaria;
  • acquisire copia degli atti concernenti donazioni, compravendite, costituzione di società di persona e/o di capitale anche a stretta base azionaria, conferimenti in società;
  • valutare attentamente i rapporti intercorrenti con i soggetti cointeressati nei suddetti atti;
  • acquisire informazioni sulle movimentazioni di somme di danaro da e per l’estero, sul luogo e data di emissione di assegni bancari, sugli investimenti in titoli azionari e obbligazionari italiani.

In sintesi, con l’attività investigativa devono essere reperiti tutti gli elementi concreti di prova in ordine ai legami familiari o comunque affettivi, agli interessi economici in Italia, all’interesse a tenere o far rientrare in Italia i proventi conseguiti con le prestazioni effettuate all’estero. Tutti gli strumenti di accertamento possono essere utilizzati per ricavare elementi che provino l’attaccamento all’Italia o anche l’intenzione di abitare in Italia anche in futuro.

La Residenza di fatto

Le numerose sentenze della Suprema Corte in tal senso, hanno consolidato il principio che la mera iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero” non è prova sufficiente ad escludere la residenza fiscale in Italia.

Nasce il problema di determinare, secondo altri principi, la residenza fiscale di un soggetto quando questa sia contesa da più Stati, al fine di determinare in quale Paese il soggetto sia fiscalmente imponibile, ovvero dove paghi le tasse!

Vengono considerati quindi i legami economici e i legami affettivi. Per legami economici si considera sia il centro delle proprie attività economiche sia tutti gli elementi della sfera patrimoniale di un soggetto, ovvero:

  • l’acquisto di beni immobili
  • la gestione di Società, o comunque il coinvolgimento in affari societari
  • non solo la proprietà di un immobile, ma anche la disponibilità di un immobile può configurare un interesse economico in Italia
  • la presenza di conti correnti in Italia che vengano continuamente movimentati

Da questo possiamo affermare che, anche se un soggetto italiano iscritto all’AIRE svolga realmente un’attività lavorativa all’estero, dimostrando di avere un’immobile di proprietà o con regolare contratto di affitto, un contratto di lavoro dipendente e/o autonomo, continuando ad avere, però, interessi economici, come sopra descritto, in Italia, questo potrebbe essere contestato dall’Amministrazione Italiana, con conseguente assoggettamento dei suoi redditi, o più probabilmente parte di essi, all’imposizione fiscale italiana.

Nel caso in cui non si riesca a determinare la prevalenza degli interessi economici, il criterio utilizzato per determinare la residenza fiscale sono i legami affettivi. La prevalenza dei legami affettivi sugli interessi economici è sancito dalla direttiva 83/182/CEE art. 7, n.1 comma 2, che indica esplicitamente che “nel caso in cui i legami professionali siano situati in un luogo diverso da quello dei suoi legami personali….si presume che la residenza normale sia quella del luogo dei legami personali.”. Anche la Corte di Giustizia Europea, sentenza 12 luglio 2001 causa C-262-99,  e la Corte di Cassazione Italiana sentenza n. 9856 del 14 aprile 2008, confermano la prevalenza dei legami affettivi e personali sui legami professionali.

Questi elementi devono essere valutati nella globalità, considerando il centro dei propri interessi e dei rapporti sociali, considerando anche la partecipazione a riunioni di affari, la titolarità di cariche sociali, il sostenimento di spese alberghiere, l’iscrizione a circoli o clubs.

L’inversione dell’onere della prova per trasferimento residenza in paesi Black List

L’Art. 2, comma 2 bis del TUIR stabilisce che “si considerano altresì residenti, fino a prova contraria, i cittadini italiani cancellati dall’anagrafe della popolazione residente ed emigrati in Stati  o territori aventi un regime fiscale privilegiato individuati con decreto del Ministero delle Finanze (DM 4 maggio 1999).

Nel caso quindi in cui un cittadino italiano sposti la sua residenza in Svizzera, alle Bahamas o in uno qualsiasi dei paesi citati nel Decreto, l’amministrazione può ritenere il soggetto fiscalmente residente in Italia: petterà al contribuente fornire una completa ed esaustiva documentazione di reale trasferimento all’estero con contestuale dimostrazione di avere interessi economici e personali nel Paese di residenza

 

La Finta Residenza Estera e l’Esterovestizione

La contestazione della residenza Estera, con eventuale assoggetamento all’imposta Italiana, potrebbe avere ricadute anche sulla società nel caso fosse amministrata dallo stesso soggetto.

L’ART. 73 comma 3 stabilisce che una società di capitali o un ente sono considerati residenti nel territorio dello Stato quando, per la maggior parte del periodo d’imposta, hanno in Italia:

  • la sede legale
  • la sede dell’amministrazione
  • l’oggetto principale della propria attività

Nel caso in cui, ad esempio, una società non residente, anche una Limited costituita nel Regno Unito, sia amministrata da una persona fisica Italiana residente all’estero, nel caso in cui la sua residenza fiscale venga “riportata in Italia”, anche la società costituita in Gran Bretagna potrebbe essere considerata Italiana dal punto di vista fiscale, ovvero Esterovestita, con tutte le conseguenze civili e penali che questo comporta. Requisito primario è che la società estera sia amministrata da soggetti non residenti nel territorio dello Stato Italiano.

La Residenza Fiscale delle Società – Approfondimento

La Residenza Fiscale delle Società – Approfondimento

La Residenza Fiscale delle Società è disciplinata dall’Art. 73 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che indica la nozione di Residenza Fiscale per i soggetti IRES. L’articolo, recentemente riformato con l’aggiunta di alcuni commi riguardanti il controllo di società residenti da parte di società non residenti, indica chiaramente quali siano i requisiti per i quali una società si considera fiscalmente residente nel territorio dello Stato.

Il comma 3 del citato articolo di legge indica 3 requisiti, di cui uno formale, uno sostanziale e ed uno temporale:

Art. 73 comma 3 DPR 917/1986

Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato

L’articolo citato richiede quindi:

  1. un requisito di carattere formale, ovvero la sede legale, e due requisiti di carattere sostanziale, ovvero la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale dell’attività nel territorio dello Stato
  2. un requisito di carattere temporale, ovvero la permanenza del requisiti sopra esposti per la maggior parte del periodo d’imposta.

I requisiti citati al punto 1 sono tra loro alternativi, ovvero è sufficiente la sussistenza di uno di essi, unitamente al verificarsi del requisito temporale, per attarre una società nella sfera dei soggetti residenti nel territorio dello stato.

Il periodo di imposta

Per periodo di imposta si intende la nozione dell’art 76 del TUIR, ovvero “l’esercizio o periodo di gestione della società o dell’ente determinato dalla legge o dall’Atto Costitutivo”; per cui al contrario delle persone fisiche, il periodo di imposta non coincide con l’anno solare ma con il periodo indicato nell’atto costitutivo della società o altrimenti determinato per legge: solo se tale periodo non viene esplicato o è determinato in 2 o più anni, allora si considera l’anno solare come riferimento, al pari delle persone fisiche.

La sede legale della Società

La sede legale coincide con il luogo nel quale si è perfezionato il processo di costituzione della società e risulta dallo statuto e dall’atto costitutivo.
Solitamente il processo di accertamento della Sede Legale avviene per mezzo di una verifica documentale dei documenti concernenti la costituzione della stessa, presupponendo che la sede legale non possa essere in due luoghi allo stesso momento, salvo rarissimi casi

La sede dell’amministrazione

La sede dell’amministrazione, dal punto di vista del diritto tributario, è ricondotta alla normativa e giurisprudenza civilistica, la quale interpreta la sede dell’amministrazione come il “luogo da cui provengono le direttive relative alla vita amministrativa della società. Recenti sentenze della Suprema Corte hanno ribadito il concetto di sede dell’amministrazione dal punto di vista fiscale come “luogo in cui so svolge in concreto la direzione e gestione dell’attività di impresa”, ovvero nel quale vengono di fatto prese le decisioni strategiche e partono gli impulsi relativi alla gestione della stessa. Il requisito sostanziale della sede dell’amministrazione differisce quindi dal mero requisito formale di sede legale, in quanto viene accertato ricercando il luogo ove effettivamente operano gli amministratori della società. Se questi amministratori sono poi privi di poteri decisionali ma rispondono alle direttive di soggetti residenti in un altro Stato, la Società verrà considerata fiscalmente residente nell’altro Stato.

L’esistenza in un Stato di un servizio di segretariato o di un amministratore o un consiglio di amministrazione composto da membri ivi residenti non è requisito sufficiente a dimostrare l’effettiva sede dell’amministrazione in quello Stato: la società dovrà dimostrare di godere di autonomia non solo nella gestione esecutiva degli adempimenti legali ma anche di godere di autonomia strategica e decisionale. Anche nei trattati contro la doppia imposizione viene citato il cosiddetto “place of effective management” quale criterio per determinare la residenza fiscale di una società nel caso questa sia contesa da più stati.

Esiste una fitta giurisprudenza in merito, non sempre concorde nell’interpretazione, la quale tende comunque ad individuare il place of effective management come il luogo nel quale vengono prese le decisioni strategiche, di vitale importanza per l’attività di impresa e che si riflettono poi sulla stessa: non è sufficiente che venga presa una sola decisione, ma è necessario che tutte le decisioni siano discusse con redazione di più atti nel tempo, in modo tale che la sede possa assumere lo status di place of effective management. La materia è particolarmente complessa e varia in base all’attività svolta, ma è concorde l’interpretazione che considera decisive ai fini della residenza fiscale solamente le decisioni strategiche in merito alla società e non la consueta attività ordinaria che dovrebbe ricodursi al concetto di oggetto principale dell’attività.

La sede dell’amministrazione è dibattuta soprattutto nel caso dei gruppi societari, laddove la capogruppo eserciti la funzione di direzione e controllo della subsidiary, attività peraltro prevista dal codice civile. Risulta a volte difficile stabilire quanto sia “penetrante” la gestione e il coordinamento della capogruppo, e quando questo sia sufficiente ad attrarre i redditi della controllata nel Paese della controllante: è requisito fondamentale, ma non sufficiente, che la controllata goda di autonomia nella ordinaria amministrazione e gestione quotidiana dell’attività d’impresa.

L’oggetto principale

L’oggetto principale degli enti non residenti è un requisito prettamente sostanziale, che deve essere accertato sulla base dell’attività effettivamente esercitata nel territorio della Stato. L’esclusione della determinazione dell’oggetto sociale sulla base dell’atto costitutivo e statuto per gli enti non residenti è esplicitamente indicato nell’Art. 73 del Testo Unico.
Se la sede dell’amministrazione identifica le decisioni strategiche, l’oggetto principale identifica l’insieme delle attività operative necessarie per lo svolgimento dell’ordinaria attvità di impresa, ovvero una serie di decisioni di diversa e minore importanza rispetto alle attività decisionali.
Nel caso l’attività venga svolta in più Paesi si andrà a stabilire il Paese ove principalmente l’oggetto è situato, sia in termini di attività prevalente che in termini di fatturato.

L’Esterovestizione: modifica normativa per le Società che detengono partecipazioni di controllo

La disciplina normativa in merito alle società che detengono partecipazioni di controllo è stata recentemente oggetto di riforma con l’inserimento dei commi 5-bis e 5-ter dell’Art. 73 TUIR che prevedono una presunzione di residenza nel territorio dello Stato.

Art.73 commi 5 -bis e 5 ter

5-bis. Salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di societa’ ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se, in alternativa:

a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato;

b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato.

5-ter. Ai fini della verifica della sussistenza del controllo di cui al comma 5-bis, rileva la situazione esistente alla data di chiusura dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato. Ai medesimi fini, per le persone fisiche si tiene conto anche dei voti spettanti ai familiari di cui all’articolo 5, comma 5.

Tale disciplina nella misura in cui presume che Società ed enti residenti nell’UE abbiano le residenza fiscale in Italia se si trovano in determinate situazioni oggettive, potrebbe rappresentare un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori e dei capitali nell’UE, nonchè un ostacolo all’esercizio delle libertà fondamentali di stabilimento, principi cardine dell’Unione Europea.
Tuttavia è ricnosciuto alla Società di addurre la prova contraria, ovvero seppur ricorrendo uno dei requisiti sopraesposti la sede dell’amministrazione e quindi la residenza fiscale si trova effettivamente all’estero.

 

Aprire società LTD…ma conviene veramente?

Aprire società LTD…ma conviene veramente?

Costituire una LTD a Londra o aprire una società ltd in Inghilterra è veramente conveniente? Chi vi parla si occupa di società estere da un molti anni, e anche con una discreta conoscenza degli aspetti societari britannici, e desidera farvi riflettere su alcuni aspetti inerenti la costituzione di società estere. Ma perchè la LTD inglese e l’Inghilterra sono in questo momento così popolari e richieste?
Uno dei motivi potrebbe essere una pubblicità battente su internet da parte di alcuni siti che propongono incorporazioni societari a poche decine di sterline promettendo che con una limited inglese si può fare tutto ed il contrario di tutto senza pagare tasse, senza pagare il commercialista, senza pagare l’Iva e così via. Ma cosa c’è di vero in tutto questo. Ho provato a rispondere alle domande più comuni di chi si informa erroneamente in qualche sito al fine di sfatare alcuni miti.

  1. Aprire una società LTD Inglese costa veramente poche decine di Euro?
  2. Posso Costituire una LTD con 15 Sterline e cominciare a lavorare subito?
  3. Quanto costa realmente la costituzione e gestione di una LTD Inglese?
  4. Ma mi hanno detto che posso costituire una Dormant Company che quindi non paga tasse perché io produco reddito al di fuori del territorio Inglese, è vero?

Aprire una società LTD Inglese costa veramente poche decine di EURO?

SI! La ragione per cui costituire una LTD costa così poco è da ricercare nella volontà dell’amministrazione Inglese di agevolare il business e attirare gli investimenti esteri con un’estrema semplificazione del processo di costituzione. Trattandosi semplicemente dell’iscrizione del nominativo della società presso Companies House e non prevedendo alcun atto notarile è possibile registrare la ltd direttamente sul sito di Companies House al costo di 15,00 Sterline utilizzando questo link . Lo statuto e l’atto costitutivo sono standard e sono concessi gratuitamente da Companies House.

Allora posso cominciare la mia attività con 15 Sterline?

NO! Per costituire una Limited è necessario avere almeno una sede legale, utilizzando anche un registered office a canone annuo che si possono trovare su internet. Il problema però è l’apertura di un rapporto bancario. Le banche UK sono molto restie ad aprire un conto corrente a LTD che siano amministrate da non residenti, in più è necessario, al fine di sveltire le pratiche di apertura, essere presentati da qualcuno che sia già conosciuto dalla Banca, oltre che fornire una serie di documentazioni per dimostrare almeno un minimo di radicamento dell’attività in UK. Ottenere l’apertura di un conto corrente personale o societario in UK è diventata prassi abbastanza complessa negli ultimi anni. Consulenti come il sottoscritto possono fornire assistenza in merito.

Quanto costa realmente la costituzione e gestione di una LTD Inglese?

Dipende molto dalla tipologia di servizi richiesti, e non dimentichiamo la contabilità. Io consiglio sempre di affidarsi ad un consulente che fornisca un servizio dalla A alla Z, perché una società senza conto corrente o senza assistenza fiscale porta solo problemi. Rimane inteso che molto lavoro deve essere profuso al fine di poter garantire un servizio di eccellenza: se si è alla ricerca di un mero risparmio sui costi societari rispetto all’Italia, allora posso dire che a conti fatti questo non c’è, e non deve essere lo scopo della costituzione di una società LTD.

Lo scopo è quello di utilizzare un veicolo per internazionalizzarsi o per la tutela patrimoniale, non certo quello di risparmiare qualche centinaio di €uro rispetto ad una SRL semplificata Italiana. Non dimentichiamo poi i costi dei Chartered Accountant che redigono la contabilità: quelli seri partono da 1300 pound + vat fino a 5/6000 pound in base alla complessità e al numero di registrazioni da effettuare. Naturalmente parlo di Dottori Commercialisti iscritti presso competenti registri inglesi e non quelli che chiamo i Dormant Accountant … sul quale dedico la prossima risposta

Ma mi hanno detto che posso aprire una società ltd Dormant Company che quindi non paga tasse perché io produco reddito al di fuori del territorio Inglese, è vero?

NO! Falsissimo. Molti confondono Dormant Company, Corporation TAX e Regime IVA.. facciamo chiarezza. Una Dormant Company non deve operare, fare alcuna transazione o possedere controllate, non deve avere un conto corrente e nemmeno incassare o pagare nulla: questo particolare regime è concesso dal fisco inglese per imprenditori che decidono di costituire la società per mantenere il nome ma intendono partire con il loro business successivamente, oppure quando si vuole fermare l’impresa per un periodo al fine di sviluppare nuovi business, e non certo per non pagare le imposte.

Molti invece utilizzano la Dormant Company per lavorare e poi non presentare alcuna dichiarazione fiscale o bilancio e non liquidare le imposte: attenzione però! con l’unificazione sotto un unico sito .gov.uk di Companies House, HMRC e tutte le agenzie fiscali inglesi sono cominciati controlli incrociati, anche attraverso la collaborazione delle banche, sui contribuenti persone fisiche ed LTD per verificare anche le finte Dormant Company, con possibilità di conseguenze penali in capo all’amministratore.

Dal punto di vista della Corporation TAX vorrei ricordare che la LTD è tassata sul principio della Worldwide Taxation, ovvero paga le tasse sui redditi ovunque prodotti, anche al di fuori del Regno Unito. Cosa diversa è il regime iva, per cui esiste un exception fino a 82.000 Pound di fatturato http://www.gov.uk/vat-registration/when-to-register, ma esistono anche exception oltre gli 82.000 pound in casi particolari, per cui non è necessario richiedere la partita iva.

Ma allora costituire una LTD conviene veramente?

La domanda vera è, Qual è l’obiettivo finale? non mi stancherò mai di dire che la società non è il punto iniziale ma l’evolversi naturale di un progetto imprenditoriale e di una pianificazione giuridico e fiscale, che deve tenere conto degli aspetti fiscali, imprenditoriali e della regolarità secondo le normative domestiche ed internazionali. Certamente in taluni casi la LTD Inglese è un validissimo strumento, in altri casi no! Un esempio? Cercate una giurisdizione in Europa con una bassa Corporation TAX? Qualcuno vi ha mai detto che la Slovenia ha una Corporation Tax al 19% per cui più bassa di tre punti rispetto all’Inghilterra? Oppure la Croazia che ha una tassazione al 12% fino a 400,000 €uro di utile.

In conclusione la risposta a “LTD a Londra…ma conviene veramente?” è la seguente: rivolgetevi ad un  consulente, uno studio legale, una società di incorporazione spiegando la Vostra esigenza e non cercando il prezzo migliore per la costituzione di una società, ma cercando soluzioni al Vostro problema: chi vi darà le risposte che ritenete più opportune e che siano supportate da riferimenti a leggi e normative vigenti, allora quello sarà il partner giusto a cui affidare i propri interessi societari. Con questa filosofia il Vostro business avrà successo.

Per maggiori informazioni potete scrivermi una mail a mattia.galavotti@gmail.com oppure skype mattiagalavotti